La rivolta di Castel Ivano
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La rivolta di Castel Ivano
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Da mesi giungevano nelle valli trentine le notizie della Guerra contadina in Germania e delle sollevazioni in Tirolo. Gli animi si infiammarono: secoli di miseria e soprusi spingevano alla rivolta. Fu attaccato Castel Telvana, presi i castelli della Val di Non, bruciato nella sua torre Pietro Busio, signore di Nomi. Venerdì 25 agosto 1525 venne ucciso Georg Puchler, il capitano di Ivano: l’episodio narrato in questo splendido racconto a fumetti di Pierluigi Negriolli, pubblicato per la prima volta come supplemento al numero 8 di Questo Trentino (30 dicembre 1980) e riproposto oggi, in occasione del cinquecentesimo anniversario della Guerra rustica, arricchito di nuove tavole e con una appendice storica di Massimo Libardi.
Svariati erano gli obiettivi che si ponevano le popolazioni insorte: riottenere gli “usi civici” usurpati, abolire decime e gabelle, por fine all’arroganza dei nobili e alla rapacità del clero. E uno sembrò dover essere il fine immediato: attaccare Trento, simbolo di ogni ingiustizia, e costringere il Principe vescovo a scendere a patti. Ma in quei villici, alla generosità dell’animo non corrispondeva la dimestichezza con le armi, la capacità strategica, la malizia indispensabile in una guerra.
I nonesi e i solandri furono ingannati con la falsa notizia dell’arrivo da nord dei lanzichenecchi dell’imperatore e tornarono indietro a difendere i propri paesi. Gli assedianti d’altra parte non seppero organizzare validi piani d’attacco: alcuni, attirati sotto le mura col pretesto di intavolare trattative, furono presi a cannonate; altri furono massacrati alle Laste; ad altri ancora toccò di soccombere in sfortunati tentativi di impadronirsi delle porte della città. Non restava che por fine all’assedio e tornare sconfitti ai villaggi. Ma la cosa non poteva finire così: per i signori arrivò il momento della vendetta e della restaurazione dell’antico dominio. Accompagnati da agguerritissime milizie mercenarie arrivarono nelle valli i legati del vescovo: imponevano le condizioni della resa ai paesi insorti, il pagamento di pesanti ammende e la requisizione di terre. Iniziarono anche i processi contro coloro che erano stati i più attivi nella rivolta; e le sentenze furono durissime.
Finiva così per i contadini del Trentino la breve speranza in una società più giusta: per anni ormai avrebbero dovuto sopportare i morsi della fame e le iniquità dei potenti.
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Con "Apocalisse e rivolta" di Massimo Libardi